segreteria@arcobaleno85.com chiama

CENTRO DI RIABILITAZIONE POLIVALENTE A ROMA

Disprassia in età evolutiva

Per definire cosa è la disprassia è necessario definire la prassia: per molti specialisti del settore le prassie sono sistemi coordinati di movimento finalizzati ad un risultato quindi un processo mentale che programma intenzionalmente un atto motorio e lo realizza con rapidità, economia e precisione.

Per attuare l'atto programmato il bambino deve essere in grado di progettare l'attività, valutare tutti i fattori che intervengono in quella attività, come la posizione del corpo nello spazio, le distanze degli oggetti, la loro posizione ecc., adattare continuamente le proprie leve scheletriche all'esecuzione del gesto con un lavoro continuo di ricontrollo e verificare che il gesto effettuato sia stato compiuto in maniera corretta.

La prassia quindi presuppone la possibilità di rappresentazione dell'attività organizzata nello spazio e nel tempo e la capacità di prevedere il risultato. Il gesto prassico per definirsi tale deve essere cosciente, intenzionale, rapido, preciso economico e adattato alla situazione ed alla finalità proposta.

Quindi la disprassia è una disordine che non coinvolge soltanto la sfera motoria ma anche aspetti percettivo-motori, gnosici e concettuali, spesso in assenza di una problematica intellettiva o cognitiva.

In età evolutiva la disprassia è definita come un disturbo dell'esecuzione di azioni volontarie  più o meno complesse, per una difficoltà di programmazione, coordinazione e controllo dell' attività necessaria a raggiungere lo scopo iniziale; il deficit può interessare l'integrazione tra informazioni percettive e movimento, ma anche altre componenti di tipo attentivo o visivo necessarie per un corretto controllo dell'attività motoria.

l deficit può riguardare una o più componenti del processo in atto: ci potrà essere un deficit della programmazione (rappresentazione mentale del processo) della sequenza motoria necessaria (scarsa esperienza) nel controllo della fase esecutiva, nell'attenzione, nell'acquisizione (disturbi della vista) degli elementi necessari alla programmazione corretta deficit della codifica spaziale (mappa sensoriale ed informazioni percettivo spaziali scorrette).

Un bambino disprattico possiede le capacità motorie necessarie all' esecuzione del compito richiesto ma lo realizza in modo inadeguato, usando strategie poco efficienti, con scarse alternative e spesso con difficoltà di ricontrollo, con dei livelli esecutivi inferiori all'età cronologica o alle sue capacità di apprendimento.

La disprassia può, a seconda degli aspetti maggiormente problematici, essere classificata in vari modi:
 
  • Disprassia ideativa: il bambino non sa cosa fare per raggiungere il risultato richiesto, non sa cosa fare con gli oggetti.
  • Disprassia ideomotoria: il bambino non sa come fare (manca la memoria del gesto) per esempio nelle attività grafo- motorie, nella imitazione di gesti, nel comando verbale di richiesta di una attività, mentre è capace di imitare un'azione compiuta da un altro.
  • Disprassia dell'abbigliamento: difficoltà di adattare il gesto motorio allo scopo di vestirsi utilizzando diversi capi di abbigliamento.
  • Disprassia visuo-costruttiva: maggiormente evidente nella costruzione di giochi o nell'esecuzione di disegni.
  • Disprassia oro-bucco-facciale: problematica che coinvolge tutte o solo alcune delle attività compiute con la muscolatura del viso come masticare correttamente, deglutire, soffiare, fischiare, usare una cannuccia o fare le bolle di sapone.
  • Disprassia verbale: riguarda gli aspetti motori e di coordinazione necessari alla produzione di un linguaggio corretto, sono bambini che presentano un linguaggio caratterizzato da alcune imprecisioni (sostituzioni di lettere con altre più facili senza capacità di ricontrollo e modifica).
  • Disprassia di sguardo: deficit di coordinazione di alcuni movimenti oculari necessari ad acquisire informazioni, fissare l'attenzione, eseguire gesti e controllare il risultato ottenuto. L'oculomozione inoltre può influenzare molto la situazione posturale (per es. bambini che inclinano il capo per migliorare la visione).

Le linee guida europee sul disturbo di sviluppo della coordinazione suggeriscono di somministrare test specifici ai bambini con il dubbio diagnostico di disprassia, sottolineando che una precisa diagnosi precoce seguita da un corretto trattamento da parte di uno specialista del settore può influenzare molto la vita futura del bambino.

I test maggiormente accreditati per una analisi precisa del disturbo prassico sono il Movemet Assessment Battery for Children (ABC Movemet 2) ed il Protocollo per la valutazione delle Attività prassiche e della Coordinazione (APCM 2). In entrambi i protocolli vengono esaminati tutti gli aspetti delle attività prassiche in modo da identificare, anche in età molto precoce (2-3 anni) gli aspetti non in linea con l'età cronologica del bambino.

La riabilitazione che segue una diagnosi di una delle tipologie di disprassia deve prendere inizio dagli aspetti evidenziati da uno o da entrambi i test, tenendo conto del fatto che un bambino disprattico va spesso incontro a frustrazione per la discrepanza tra il progetto motorio e la sua esecuzione, a momenti di rabbia verso gli adulti o verso gli oggetti che sono tanto maggiori quanto più il bambino è grande e scolarizzato.